A proposito del carnevale

Sono tanti i “cristiani” che non vedono nulla di male in questa festa, anzi molti la considerano come una bell’occasione per svagarsi e divertirsi, all’insegna del motto: “A Carnevale ogni scherzo vale”.

In realtà, dietro questa manifestazione così apparentemente innocua, si nasconde una tradizione molto antica, collegata ad antichi riti pagani.

Le origini del Carnevale risalgono infatti ai riti di fertilità con cui i popoli antichi del Medio Oriente cercavano di onorare i propri dèi. Nella Grecia antica, per esempio, in onore di Dioniso (il dio delle forze fruttifere della terra, della vegetazione e della vinificazione) veniva celebrata una grande festa religiosa che comprendeva balli osceni, riti orgiastici, un’esecuzione di brani scherzosi, concorsi a premi per poeti e scrittori, e anche una processione mascherata, preceduta da un carro con sopra un gruppo in costume.

Nell’antica Roma invece si celebrava una festa simile (chiamata “Saturnali”) in onore di Saturno, dio del grano, della vegetazione e del vino. L’idea generale della festa era quella di invertire i ruoli sociali e di classe: i ricchi e i poveri potevano mangiare insieme, gli schiavi e i padroni festeggiavano nello stesso banchetto e, per non rovinare l’allegria, tutti nascondevano il volto dietro maschere. Inoltre alla fine dei Saturnali (che di solito duravano una settimana) si sceglieva uno pseudo-re, detto “il principe del Carnevale”, che veniva messo alla gogna e schernito in pubblico (non somiglia un po’ a quello che fecero i soldati romani a Gesù, prima di crocifiggerlo?), sopra un carro decorato con immagini di divinità, statue nude e leggiadre presenze femminili.

Per un cristiano era impensabile prendere parte a simili cerimonie; la mancata partecipazione, però, poteva dare origine a persecuzioni. Le cronache narrano ad esempio che un legionario romano di nome Antonino, soldato al tempo di Diocleziano, attorno all’anno 303, pagò con il martirio il rifiuto di essere eletto “principe del Carnevale”.

Quando, sotto l’imperatore Costantino, il cristianesimo fu dichiarato religione di stato, si bandì il carnevale in quanto ritenuto una festa pagana. Tuttavia, a poco a poco, le usanze carnevalesche cominciarono a riemergere.

La Chiesa Cattolica alla fine scese ad un compromesso: poteva partecipare al Carnevale chi fosse poi disposto ad osservare un periodo di digiuno di quaranta giorni prima di Pasqua. Da qui il termine “carnevale” o “carne levare”, cioè dire addio alla carne nel periodo della Quaresima.

Durante il Medioevo, il Carnevale fu nuovamente una festa di massa. Si arrivò a celebrare messe e culti di Carnevale. Cronache di quel tempo riportano alcuni avvenimenti carnevaleschi, dove al popolo era permesso fare di tutto a scapito di ogni elementare regola di civiltà e di buon gusto. Atteggiamenti grossolani e volgari, sbeffeggi alle autorità, profanazione di chiese ed ogni sorta di scurrilità venivano tollerate in nome del carnevale.

Quanto succede oggi nelle feste del Carnevale, ci dimostra che lo spirito di questa festa non è cambiato, anzi si è ampliato introducendo prestiti di altre tradizioni pagane.

In America Latina, dove probabilmente si celebra il Carnevale più conosciuto del mondo, le sfilate in maschera riecheggiano le antiche tradizioni africane. La processione in maschera nei villaggi africani ha ancora oggi lo scopo di portare buona fortuna, guarire i problemi e scacciare gli spiriti dei defunti. Fa parte delle tradizioni africane anche l’uso di oggetti e ornamenti (come ossa, piume, tessuti, perline e conchiglie) che rappresentano una certa idea di forza spirituale. Le piume, ad esempio, simboleggiano la capacità che gli esseri umani hanno di superare i problemi e i dolori, e di recarsi in un altro mondo per rinascere e crescere spiritualmente.

In considerazione di tutto ciò, la domanda che ci siamo posti in partenza, pare darsi una risposta da sola. Qualora non ci fosse ben chiara, ricorriamo alle parole dell’apostolo Paolo:
“Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia sia neppur nominata tra voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento… Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli… Perché in passato eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce…Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele… Perciò non agite con leggerezza ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:3-17).

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