Tabita: una donna che amava Dio.

Tabita era una donna che viveva a Ioppe, era nubile e non aveva figli. Dalla sua stessa gente era riconosciuta  come una donna che faceva opere buone, elemosine, ma dal resto del paese era conosciuta principalmente perché cuciva vesti per le vedove.

Ella un giorno si ammalò, aggravò e morì. Gli apostoli in quel periodo si trovavano nei pressi del paese, e la gente venutolo a sapere gli andarono incontro, chiedendo a Pietro di seguirli. Arrivati nella casa di Tabita, alcune donne che arano lì, presero  Pietro mostrandogli gli abiti che la stessa cuciva per le vedove. Visto ciò Pietro fece uscire tutti dalla stanza e messosi a pregare risuscitò Tabita. Quando la gente vide Tabita, e quindi il miracolo che avvenne, credette in Cristo.

Secondo Atti 9:36 si evince che le caratteristiche di Tabita erano di operare il bene e procacciare l’elemosina e da questo venne riconosciuta come la prima discepola.

Dal brano in Matteo 25:14-29, che è quello della “Parabola dei talenti”, ci viene messa alla luce la vera chiave della storia di Tabita, e cioè che ella aveva un dono, un talento dato da Dio e  con il quale ricambiava in opere per essere grata ai suoi occhi e per avere la gioia di Cristo nella sua vita.

La stessa chiave viene citata anche in Romani 12:4-8, infatti ivi viene “descritta” come metterla in pratica: “Chi ha il dono di profezia, profetizzi…., chi fa opere di misericordia, lo faccia con gioia”. Grazie a questi due brani, nella nostra mente viene fatta chiarezza, cioè ci viene mostrato come da un semplice dono possiamo non solo essere visti “diversi” dagli altri e in qualche modo “migliori” nel modo di fare e comportarci, ma noi stessi ci rendiamo conto di avere una gioia immane che ci rende fieri e completi.

Il motivo per cui Tabita dedicò la sua stessa vita a fare opere per le vedove, e perché ella stessa essendo a conoscenza del dono che Dio le aveva dato, e cioè di misericordia per gli altri, lo mise in pratica operando proprio su di essa.

La conseguenza più importante della resurrezione di Tabita fu quella di far comprendere al popolo che colui che deve essere adorato, lodato, e ringraziato non deve essere un uomo qualunque, ma Cristo.

 

Scritto da Naomi Petta.

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