“Auguri”: una parola pagana

Quante volte per una festa, un evento lieto, un traguardo raggiunto ci siamo scambiati gli “auguri”? Ma sappiamo che l’origine della parola ha un significato pagano e divinatorio?

Nell’antica Roma l’”augure” era un sacerdote che interpretava la volontà degli dèi dal volo degli uccelli. In particolare attraverso una cerimonia chiamata “augurio”, presagivano se una decisione o un atto già compiuto incontrasse il favore degli dei.

Nella scrittura troviamo molti esempi che invitano a non affidarsi a questi “auguri”.

In Deuteronomio 18:10 si legge: “Non trovisi fra te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per lo fuoco; nè indovino, nè pronosticatore, nè augure, nè malioso”;

e ancora in Levitico 19:26: “Non mangiate nulla col sangue; non usate augurii, nè pronostichi”.

In 2 Re 17:17: “ed aveano fatti passare i lor figliuoli, e le lor figliuole, per lo fuoco; ed aveano atteso a indovinamenti, e ad augurii; e si erano venduti a far ciò che dispiace al Signore, per dispettarlo”.

E poi: “E fece passare il suo figliuolo per lo fuoco, ed attese a pronostichi e ad augurii; e ordinò uno spirito di Pitone, e degl’indovini. Egli fece fino allo stremo ciò che dispiace al Signore, per dispettarlo” (‭2 Re‬ ‭21‬:‭6)

E inoltre: “Egli fece eziandio passare i suoi figliuoli per lo fuoco, nella valle del figliuolo di Hinnom; ed usò pronostichi, ed augurii, ed incantesimi; e ordinò uno spirito di Pitone, e degl’indovini. Egli fece fino al sommo ciò che dispiace al Signore, per dispettarlo“. (‭2 Cronache‬ ‭33‬:‭6‬)

Se vogliamo salutare, congratularci, far festa con qualcuno allora, sicuramente sarà meglio utilizzare biblicamente frasi come “Dio ti benedica“, “Pace a te” o “Il Signore sia con te”. Niente di più meraviglioso che gioire insieme nella gioia del Signore.

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